martedì 26 aprile 2016

25 aprile - dolce dormire

Ormai ho smesso da tempo d'affidare i miei pensieri autentici alla rete. La rete serve a diffondere, a dare appuntamento per incontri reali, per discussioni sincere. Ma in rete discutile é inutile. 
Questa volta violo il mio silenzio autoimposto, perché voglio provocare, e allarmare.
Ieri ho festeggiato la Liberazione. Ho assistito alla commemorazione dei caduti seguendo la Banda D'Affori, poi il solito dibattito, un po' annoiato, un po' noioso, un po' mistificatorio dei politicanti. Sempre la solita storia che s'appella alla Storia. 
Ma se la Liberazione é stato un dramma memorabile interpretato dal popolo e dai suoi eroi cui dobbiamo eterna riconoscenza, dobbiamo riconoscere che il 25 aprile dovremmo andare in giro senza trombe né bandiere, ma con gli occhi bassi e in colpevole silenzio. Perché la Liberazione di cui andiamo orgogliosi non voleva i contratti a termine, le false partite iva, non voleva i supermercati aperti alla domenica, non voleva i monopoli editoriali e mediatici. Non voleva il meretricio come sinonimo del successo, non voleva la spettacolarizzazione della violenza, non voleva che fossimo costretti a subire un regime, culturale e subculturale, sociale ed economico, come quello in cui languiamo, quello in cui festeggiamo con orgoglio la Liberazione, e poi accettiamo di buon grado, perché costretti, di tollerare tutto. Perché la Liberazione noi la infanghiamo ogni giorno. Perché la Liberazione non la deve usare l'assessore per adattarla al terrorismo o il consigliere per parlar d'immigrazione. 
Qualcuno é morto per la nostra Libertà. Noi quella Libertà l'abbiamo scaricata nel cesso perché "se non lo faccio io lo fa' qualcun altro e allora tanto vale...". E siamo servi. Ci hanno costretto subdolamente a dover accettare di esserlo. Io per primo. É per questo, che mi vergogno. Ma almeno, non diciamo di essere liberi. Non diciamogli grazie. Chiediamogli scusa.


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sabato 2 maggio 2015

Milano al primo di maggio.

Ieri era il Primo Maggio, e io l'ho piacevolmente trascorso a casa dei miei genitori con mia moglie,i miei fratelli e le loro compagne. Non é stata una scelta sofferta, ma la logica reazione a un corteo che a Milano negli anni scorsi era diventato una pagliacciata chiassosa, a una festa istituzionale da rifiutare perché non c'é festa del lavoratore in un paese che ha tradito umiliato e offeso il lavoratore dipendente e quello autonomo.
Mentre mangiavo le lasagne, tv e rete riferivano dei tragici tafferugli di Milano. I black bloc hanno messo a ferro e fuoco la città, Milano é in ginocchio, devastata, dicono. Una metropoli che si piega per un temporale, invasa da trecento barbari.  Sensazionalizzazione solita del giornalismo da Cliccamipiace cui ormai siamo avvezzi. Faziose interviste, dichiarazioni retoriche, domande inutili.
Non mi sento di condannare il blocco nero. Quella rabbia cova da tempo. E lo ammetto candidamente, io non scendo in strada a spaccar tutto solo perché sono diventato più ponderato e riflessivo e quel che ormai ho da perdere é,  egoisticamente, più importante del bene della nazione buona solo alla retorica via social network. 
Io sono incazzato col sindaco sleale e bugiardo che la mia città la devasta da quattro anni, non con trecento sbarbati che hanno ancora l'ingenua credenza che le cose si possono cambiare con un disordine di piazza.
Io sono incazzato e quando sei incazzato non guardi in faccia a nessuno, soprattutto se al primomaggio ha l'auto parcheggiata in via Vincenzo Monti.
Io sono così incazzato da ringraziare Alfano di non aver fatto ammazzare nessun giovanotto, forse annoiato, forse violento, sicuramente confuso e tradito, incappucciato di nero. Anche se l'ha risparmiato solo per conservare la poltrona. 
Io sono così incazzato che non lo scrivo su facebook perché voglio vivere in pace, senza polemiche sterili e inutili.
Perché io non spacco tutto dalla rabbia per coltivare il buono che ho, ma la rabbia la capisco. E più che identificare i trecento ignoti, vorrei prendere a calci i nomi noti, dalla Giunta di Milano alle cariche dello stato.
Sono incazzato con chi oggi si accoda allo slogan "Milano non si tocca" ma negli anni ha assistito muto allo stupro della città e della nazione. 
Sono incazzato con la libertà d'espressione di un post su facebook, molto meno dignitosa di un lancio di molotov. 
Sono incazzato perché il perbenismo e il vuoto ideologico combinati mi guastano l'appetito con uscite tipo "Devono appenderli" "In galera" e idiozie del genere in un paese in cui in galera ci vanno solo i poveracci. 
Sono incazzato di scoprire che i miei concittadini hanno sempre un'opinione giusta su tutto, ma non fanno mai un gesto, non si espongono mai.
Ecco tutto.
Io non spacco tutto perché nonostante il male che questa città, intesa come istituzioni e cittadini, mi fa ogni giorno, non voglio fare del male a nessuno, e cerco il buono, e lo coltivo. 
E quello che costruisco ha forma scritta o altre volte sembra una festa, collaboro con chi ha bisogno, gratis, e non mi permetto di giudicare, ma cerco di comprendere le motivazioni, delle azioni degli altri. E se comprendo perfettamente gli interessi che muovono la nostra giunta e il nostro governo, e ne provo disgusto, comprendo almeno in parte la rabbia e lo smarrimento e pure la noia che affliggeva trecento sbarbati, naufraghi senza futuro in un paese senza nocchiero in gran tempesta.


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lunedì 8 settembre 2014

Un Estate al Freddo

... era il titolo di un disco dei Minnie's, e peraltro il mio preferito. Un disco che appartiene ad una fase della mia vita in cui l'entusiasmo era in grado di costruire di tutto. Ero una cellula a pedali nella Massa Critica Milanese/cantavo hardcore a petto nudo gridando la mia rabbia per fottere il sistema/provavo a scrivere/compravo una quantità impressionante di fumetti il cui volume comprendo solo ora sia nella mia testa sia nelle scatole che attendono di avere una casa/disegnavo/scrivevo canzoni/racconti/sceneggiature, un sacco di sceneggiature/drammi teatrali/da non credere/facevo la grafica dei volantini avevo imparato a usare photoshop da solo/viaggiavo per quanto potessi permettermelo.

Quell'entusiasmo, giuro, è ancora in me.
E pure se a volte posso sembrare crucciato. O deluso. Pure se i miei silenzi verbali, e soprattutto i miei silenzi in rete, possono apparire come un disinteresse, o un approccio umbratile. Pure se alle volte sono talmente incazzato da dover esplodere dentro per non far danni. Pure se alle volte ho paura, e pure se alle volte scaccio il timore che sia tutto inutile.
E pure se sembro affrontare una serie di sconfitte, di dinieghi, di prese in giro, e probabilmente la mia figura, quella dell'Inadeguabile, e quella di chi è con me schierato su questo sterminato e crudele campo su cui si cercano di realizzare dei piccoli sogni e delle innocenti ambizioni, non è quella del trionfatore, o del vincitore, o di quello che sta dalla parte vincente, quell'entusiasmo è ancora in me.

Non sono più il randagio di una volta. Non dormo più nel parco, ho smesso col tabacco, e di birra solo una che c'ho la gastrite. Eppure mi emoziono ancora quando sento un riff straziato il giusto, entro in overdose quando passo davanti a una fumetteria, vado ancora in bicicletta e ventiquattro ore su ventiquattro vedo storie nella mia testa e mille maniere per realizzarle, e per raccontarvele. 

Solo una parte giunge a voi.
Ma anche quel poco mi basta. Per sentirmi vivo.
Grazie a voi.

Eh lo so, è un po' solenne questo post, però alle volte viene così, la prossima volta vi racconto quella della mezza anguria che ci facciamo una risata e forse è meglio. Però alle volte uno deve dire anche certe altre cose. Ecco.

ps penso che in una maniera molto molto simile vedano la questione anche Andrea Brandelli Ferrari e Riccardo Besola. Penso.

domenica 16 febbraio 2014

Italia

Nazione popolata da 57 milioni di rivoluzionari. Colle terga degli altri. 
Famosa nel mondo per le sue bellezze naturali e artistiche. E per la costante denigrazione da parte dei suoi sguatteri all'estero.
Patria di genio e spesso virtù. Madre discussa di eroi e compromessi. Landa dai frutti sublimi e dalle marce radici.
57 milioni di innocenti. E 56.999.999 colpevoli.
Italia. Seconda e terza persona singolare e plurale. E la prima? 
Sono io.


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mercoledì 25 dicembre 2013

Buon Natale

Fermatevi un momento a riflettere. Provate a dare un senso ai vostri gesti.
Non è questione di essere più buoni. Non è questione di dover consumare i vostri soldi.
Non è questione di immagine, un obbligo da espletare.
E' questione che se volete bene a qualcuno, potete dimostrarglielo. Con un gesto, un pensiero. Con un regalo che non avete ma avreste voluto avere. Con un numero di cellulare che non digitavate da tempo.
Con qualcosa che significhi.
Potete permettervi pure di desiderare, perché no?
Potete pure permettervi di ricevere, e divertirvi a leggere la percezione che gli altri hanno di voi.
Potete scoprire che non è la festa del mercato dei regali, non è la festa clericale ma nemmeno quella anticlericale.
E' fermarsi un momento. Per chi amate e chi vi ama.
Se tenete a mente questo, non potete sbagliare Natale.

Gli Inadeguabili non ripudiano il Natale, ma ne cercano il senso per viverlo appieno.
Buon Natale.

mercoledì 18 dicembre 2013

Ghe sém!

Ci siamo, ci siamo.
Dovete aspettarvi dei nuovi libri, dei nuovi progetti, una quantità di pubblici incontri, un'infinità di scontrini del bar, pochissimi post perché conoscete la nostra incostanza.
Però ci siamo.
E non è importante quanto ci siamo in rete, ma quanto facciamo nella realtà, e la qualità di quel che facciamo.
Portate pazienza.
Son solo due mesi...
Ci siamo, ci siamo.

sabato 7 dicembre 2013

Sant'Ambrogio Inadeguabile!

Oggi é 7 di dicembre e Milano celebra il suo santo patrono, Sant'Ambrogio, che fu un Inadeguabile, e difatti a Milano abbiamo avvento e carnevale sfasati. E poi era uno che non le mandava a  dire.
Gli Inadeguabili sono gente un po' così, che se vede Mandela fa l'inchino, ma senza farsi notare. Perché a Cesare quel che é di Cesare, ma gli uomini si comportano in un modo, gli Inadeguabili in un altro e non sono eroi né pretendono di partecipare a parole all' eroismo di qualcun altro.
Gli Inadeguabili occupano il proprio posto, e il trucco sta nel non arrendersi e non adattarsi. Si impegnano in quel che fanno, e se quel che fanno vi pare privo di valore non significa che possiate biasimarli o svilirli. Perché non compiamo grandi imprese per  il compiacimento di mostrarle agli altri, ma cerchiamo di fare quello che amiamo per donarlo al prossimo, e di farlo bene.
Non andiamo all'estero lamentandoci, sappiamo lamentarci qui e ci creiamo soluzioni che non siano la resa né la fuga. E anche se il nostro gesto politico, la nostra azione sociale, la nostra impresa é scrivere romanzi, per noi é una cosa seria. Una piccola realtà irrisoria nel grande libro, ma non perquesto priva di significato. 


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mercoledì 4 dicembre 2013

La gavetta per diventare Perfetti Nessuno

Una mattina mi son svegliato, mi son guardato allo specchio, avevo ventotto anni, e decisi di giocarmi i miei sogni in una scommessa. Undici mesi dopo comprai Milano A. Brandelli e realizzai il mio piccolo sogno. Quel sogno, come ogni essere intelligente, evolse in nuovi sogni. Milano é un'Arma vinse un piccolo premio, iniziò il mio sodalizio con Eclissi e la mia amicizia con Andrea Ferrari. 
Milano è un'Arma era un diario trasfigurato della mia città, delle mie nottate, delle mie amicizie, delle mie esperienze. E delle mie passioni, tutto nella forma di un fumetto non disegnato, di un filmsenza pellicola.
Poi venne la Metropoli Stanca: la somma narrativa del romanzo che avevo sempre desiderato comporre. L'espressione di tutta la fantasia sedimentata nelle mie arterie dai sei ai trentuno anni.
Passò inosservato. Anche per alcune cattive esperienze durante le presentazioni. 
Allora mi dissi che dovevo fare qualcosa di nuovo. Qualcosa di potente. Lasciai trascorrere due anni, e giunse Lapidi d'Asfalto: innovativo nella forma, lacerante nei contenuti. Con questo uscì contemporaneamente Milano Corri o Muori per Paolo Roversi, un romanzo scheggia.
Sempre piano piano, io come Andrea crescevamo. Amando ciò che facevamo a prescindere dai rendiconti. 
Giunse Besola, e Luca Crovi, e le idee per scherzo, e scrivemmo Operazione Madonnina, così diverso da noi eppur riuscito.
A febbraio torna Brandelli con il quinto della serie, ma il primo del nuovo corso.
E torno io. Con una sfida nuova. Un romanzo di generi. Al plurale. Un  perfetto nessuno. 
Ma di questo  parleremo la prossima volta...

lunedì 2 dicembre 2013

Intercettazioni auditive di difficile sopportazione

'Anni fa mandavo dieci milioni al mese in  Marocco ma questa maledetta crisi, ora non mando  più: no,  l'INPS non l'ho mai pagata.' 
'Siamo contrari, come sindacato, al durc perché chiedere ai commercianti stranieri  di essere a posto con tutte le imposte equivarrebbe a non farli 
Lavorare'
'Il mio cane mi vuole più bene di mio figlio'
'Trascorre le giornate a fare l'uncinetto sulla tomba della figlia, le parla, io non la disturbo'
'Aspetta ma' giochiamoci il resto alle macchinette'
'Oh Bangladesh, ti do due euro ma me ne dai venti, di limoni'
'Cin ciun lai, hai la voce giù? Hai fatto i chinotti ieri sera, eh? '
'Vai in Inghilterra, lì il lavoro c'é. Vai a fare il cameriere'
La Metropoli é Stanca. 



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sabato 30 novembre 2013

Il famiglio.


Andrea sarà pure allergico, ma il famiglio degli Inadeguabili è Bicio. 
Perché sì.

venerdì 29 novembre 2013

Savona: vino e farinata.

É il ventinove novembre quando scendiamo a Savona per essere ospiti di Roberto Centazzo a Noir is Rock su Radio Savona Sound, ma non ce ne frega niente. A noi interessa trovare un posto in via Pia che serve vino e farinata.  Lo troviamo, e dopo é  impegnativo stare in piedi, figurarsi rispondere alle domande dei rockers! Grazie all' autore di Toccalossi per la splendida serata e per lo scherzo della canzone della vita. Tra poco si torna.


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giovedì 28 novembre 2013

Come?


Come puoi continuare ad amare qualcuno sempre sporco di urina e feci, sudore  e catarro, qualcuno che puzza sempre di lercio e cancro, che ricorre alla chirurgia estetica ma trascura il proprio corpo, qualcuno  che mente, fa  chiasso, qualcuno che ruba i  tuoi soldi e li sperpera, qualcuno che ti lascia sempre da solo. Come  puoi continuare ad amare Milano? 

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martedì 23 luglio 2013

Ops...

Sì. Sono rimasto indietro. Ho avuto da fare. Avevo pronta una breve monografia sul mio amico Riccardo Besola, ma non sono riuscito a pubblicarla. Lo farò, ma a questo punto quando lo riterrò utile. Che è successo?
Un sacco di cose, sono successe. Innanzitutto, Operazione Madonnina è stato in classifica 8 (otto) settimane. La qual cosa ci ha fatti interrogare sulla possibilità di dargli il seguito che tra noi avevamo lanciato là come una roba divertente se l'avessimo fatta. E invece, oltre che divertente, lo faremo perché ci è stato richiesto, da chi ci appoggia e da chi ci legge. Siamo a metà del seguito. Volete sapere di cosa si tratta, o il titolo? No comment. Chi viene alle presentazioni lo sa già...
E poi avevamo da fare anche altro. Le presentazioni. Un sacco, ne abbiamo fatte. E i nostri libri in singola: Brandelli sta per avere un quinto episodio, Besola è un calderone di idee, io ho appena terminato il recupero di un manoscritto di Ulisse Lui. E poi. E poi noi scriviamo ma non viviamo di questo, ci aiuta a vivere meglio, ma moralmente, non economicamente: quindi c'è anche il lavoro. Volete assumere un Gallone? Cerco un posto. Davvero. Intanto continuo a vendere fiori finti al mercato. Vorrei anche raccontare storie vere. 
E poi abbiamo un sacco di progetti. Un sacco, davvero. Chissà quanti vedranno la luce e quanti no. E poi abbiamo un sacco di amici che fanno cose interessanti: La Casa dei Normali di Francesco Manarini, per esempio, o GGT con i suoi progetti artistici. Tanti altri, ma sto bevendo la spuma nera e non ho voglia di fermarmi a elencarli tutti. Lo Zagor di Zamberletti, però, dai, quello sì. Insomma. 
Insomma, un sacco di cose. Meglio va un progetto, più ti impegna, più si moltiplicano i progetti. 
Una sola cosa posso garantirvi: ci hanno fatte molte proposte e ci hanno dato molti consigli e opinioni. 
Eppure, abbiamo scelto sempre noi, anche quando ci davano del pirla.
Forse quindi un giorno faremo la figura dei pirla.
Spero di essere più presente, su questo blog. Ma non riesco ad adeguarmi alle tempistiche della rete. 

mercoledì 15 maggio 2013

Imparare dalla cornacchia qualcosa sui picconi.

Tornavamo dalla stazione Affori Nord, ieri. Io e Giulia. Erano quasi le otto di sera, c'era ancora luce.
In via Bellerio, angolo via Annibal Caro, all'interno del giardino di una villa, si sentiva un gran baccano: una cornacchia volava tra un albero e l'altro, calando in picchiata a tempi alterni, e gracchiando disperata. 
Ci avvicinammo alla cancellata: in mezzo al praticello inglese, c'era un'altra cornacchia, che non riusciva a volare; a meno di un metro, un gatto grigio, con collarino, acquattato nell'erba in posizione di caccia.
Dopo qualche secondo, comprendemmo che accadeva: la cornacchia a terra non riusciva a librarsi, e la compagna la difendeva, diffondendo un allarme che ha richiamato un sacco di volatili. Calava in picchiata sul gatto, per impedirgli di aggredire la cornacchia zoppa.
Abbiamo dovuto ovviamente lasciare che la Natura facesse il suo corso. Spietatamente, forse, ma un volatile che non vola ha un destino segnato anche se riesci a salvarlo dalle grinfie del felino. Stamattina, la cornacchia era ancora lì, incapace di volare: sugli alberi attorno, cornacchie. Vigili.

A seguito dell'eccidio di Niguarda, un quartiere a me così caro e vicino, dalle cornacchie traggo l'ennesimo giudizio sull'Umanità. Se l'allarme fosse giunto alla prima aggressione, sabato notte, Kabobo non avrebbe ucciso nessuno, tre persone non sarebbero morte per niente, tre famiglie non sarebbero state stracciate. 
Il mio amico Willie, che mi ha fatto conoscere Alan Moore e Leo Ortolani, stamattina a riguardo mi diceva qualcosa così: noi crediamo che la normalità sia una cosa, e questa credenza è malsana. Perché invece dovrebbe sbalordirci che questi gesti non siano più frequenti ancora di quanto non siano. Che la rabbia, l'odio, la frustrazione, l'esasperazione sociale ed umana non esplodano più frequentemente: è normale accettare di subire, è normale accettare questa società che ci impongono subdolamente? 
Riusciamo a trattenerci. Ci reputiamo normali per questo, perché non esplodiamo, perché siamo capaci di ingoiare. Perché ci accontentiamo di una vacanza e  uno smartphone e ci crediamo viaggiatori con abbondanza di amici. 
Kabobo ha sbroccato. Così diremmo alle panche. Kabobo ha sbroccato, ha sfasato, è andato fuori. Ti viene voglia di farlo a pezzi, ma devi ammettere che c'è qualcosa che non funziona nel cervello di uno che s'accanisce su un corpo di una persona a caso con un piccone. Non penso che possa guarire, ma l'internamento in una struttura psichiatrica credo non sarebbe sbagliata. Come aiuto e prevenzione. A vita. 
C'è qualcun altro che è colpevole, e non quel poveretto di Borghezio, che starebbe bene nella stessa struttura di Kabobo. E ci si meravigli che sia ancora a piede libero.
Quando sono stato rapinato, col mio amico Giulio, da due latinos con coltellaccio per strada, la denuncia l'ho portata avanti nonostante avessi riottenuto tutta la mia roba perché ho pensato al mio fratellino, che spesso percorre quella stessa strada. Se avessero rapinato lui, e non me, le cose sarebbero andate diversamente, sarebbero state vissute con diversa intensità. E allora, queste cose desidero non succedano.
Dalla prima aggressione, intorno alle 2, i Carabinieri sono stati chiamati alle 6:28. Alle 6:34 fermavano Kabobo. In sei minuti, 6, arrivavano e fermavano il picconatore. Celeri, efficaci, immediati.
Tale è lo spirito del quartiere, dunque? Se scampo io, chissenefrega? Se vedo, se la veda chi lo incrocia? 
Questo mi procura la nausea per la mia specie. L'incapacità di denunciare come dovere civile e morale, l'incapacità di pensare al prossimo gratuitamente. L'omertà di chi ha visto, e subito, e si è magari pure messo a dormire, si è scaldata l'acqua per il tè. Non una sola persona. Tante persone. Spero per loro che non ci pensino, che siano abbastanza stupidi da non pensare ai morti che non hanno saputo evitare.
E la nausea me la procura pure Borghezio, sì. Provo schifo, per lui, e per chi l'ha seguito. Ma anche per i moralizzatori opposti. Non per gli opposti, per i moralizzatori. Per quelli che invocano uno spirito di quartiere che se non dimenticherà, sarà per il rimorso di coscienza.
E sono avvilito, stremato, spossato, dall'aver per sindaco il nostro sindaco. Che sul Giorno si fa fotografare in groppa a una moto della Polizia Municipale con un'espressione da De Niro che s'è cagato nelle mutande. Che lamenta che la Giunta precedente non gli ha lasciato agenti, quando quella Giunta fu polemizzata per averne assunti trecento. Che vuole di nuovo l'Esercito per le strade, ma si badi, dove l'Esercito c'è già, e non s'incazza, invece, che quei cittadini che invocano aiuto e assistenza non sono nemmeno capaci di comporre un numero telefonico di tre cifre. Non vogliamo divise, quelle che abbiamo hanno dimostrato efficienza, vogliamo solo una cittadinanza decente. Degna.
Perché da tutto ciò, una verità emerge: non c'è un pazzo. Siamo pazzi, tutti.

Le cornacchie hanno vinto. I gatti hanno vinto. Quando la razza umana sarà estinta, il mondo tornerà ad essere un paradiso terrestre. Spietato, onesto, coraggioso.

venerdì 10 maggio 2013

Retrospettiva: all'Ombra della Madonnina atto primo, Andrea Ferrari.

Chi era Andrea Ferrari prima di Operazione Madonnina? Esisteva davvero? Perché è arrivato in classifica con un romanzo arancione?

Andrea Ferrari è un ragazzo del '77, e se ne vanta. Lavora in un centro polifunzionale, lo gestisce, schiva dentiere e stamarra coi tabbozzi. E' laureato in Lingua e Letteratura Norvegesi, il suo libro preferito è Fame. Di uno che fa il flaneur.
Andrea Ferrari nel 2007 ha pubblicato il suo primo romanzo con Eclissi Editrice: Milano A. Brandelli. Il miglior seller Eclissi di tutti i tempi. 
Col detective Brandelli, un tipo noioso, laureato, che non beve, non fuma, chiava male e la notte dorme, Andrea tenta di ribaltare i cliché del noir/hard boiled. Un autore grosso grasso e soprattutto sulla via della dimenticanza ebbe a dirgli che un noir senza il morto è come la maionese senza uova: fortunatamente incorse la moda del veganesimo, perché la scelta di evitare l'omicidio nei quattro quasi cinque romanzi che compongono attualmente la saga di A. Brandelli ha prodotto una certa manica di fans. 
Così Andrea principia a frequentare gli ambienti noiristici meneghini. Nel 2008 fa amicizia con francesco gallone che poi sono me. Pubblicherà, negli anni a seguire, Bravo Brandelli, in cui uno stalker invia a una etoile della Scala frutta avariata con biglietti insultanti; Milano Muta, un cui il caso è quello di un uomo che ha scoperto che la moglie lo tradisce, ora che è morta, nell'oltretomba; Divorzio alla Milanese, in cui una ragazza scappa di casa e Brandelli mena pure le mani. 
Quattro romanzi e una sfilza di racconti, pubblicati su Linus, Cadillac, antologie varie, blogs, etc. Ad oggi, Andrea s'è quagliato 6 (sei) anni di gavetta, onesta, senza ruffianerie, con qualche antipatia ma molta simpatia espressa. Ha fondato con me il movimento dell'Inadeguabile, e se siete qui a leggere basta visitare questo blog per capir di che si tratti. 
Alla Madonnina c'è arrivato perché ha seguito se stesso, la propria strada, dritto per dritto. Senza chiedere. Mai. Come un deodorante. C'è arrivato perché ha accolto con entusiasmo la proposta di un amico, di un nostro amico, Luca Crovi. E l'ha fatto per non deludere l'amico e perché il gioco sembrava divertente. 
E tra le altre cose, è anche per questo, che è mio amico.

lunedì 15 aprile 2013

Antitempo.

E così, ieri sera, mentre Milano si scrollava di dosso le ultime briciole hipster di FuoriSalone, mente la gente riponeva in cantina la riscoperta bicicletta della prima giornata di sole, mentre i maglioncini di lana diventavano canottierelle, mentre i vecchietti della Sempre Uniti si ritiravano a casa, ecco un piccolo branco, variopinto, pittoresco, strambo, di dinosauri della creatività, poveri scemi che alla domenica sera invece che guardare X-Files... come non fanno più X-Files? E Colombo? Nemmeno lui?!? Almeno Mai Dire Domenica! No! Ecco perché non guardo più la TV allora, e spreco il mio tempo appresso a dei sogni puerili, fatti di disegni colorati a mano, di storielle raccontate a penna, di dipinti e magliette stile, di ambizioni culturali imbarcate sul Titanic che è una casa editrice, ecco, ieri, 14 aprile 2013, cari lettori dell'Inadeguabile (dico a voi, sì, tutti e quattro!) abbiamo festeggiato con insindacabile successo la chiusura di un progetto sorto e portato avanti con passione, l'Antitempo, rivista di satira, e mentre Giacomo Rastelli, Giacomo Sargenti detto Gregory, Ambra e Clacid scarabocchiavano fogli venduti all'asta per cifre a sette zeri almeno, noi tutti si beveva, si chiacchierava, c'era la casa editrice Eclissi con tutti i suoi libri coraggiosi, piccoli coraggiosi e decisi come ghiottoni, c'era Paride Marseglia, c'era Gigi Tarantola, c'eravamo gli Inadeguabili gallone e Brandelli con Riccardo Besola e l'Operazione Madonnina, eravamo lì, abbracciati dal calore di chi ci sostiene, sostenuti dal sorriso di chi manifesta un po' di interesse per la nostra passione, eravamo lì, con Herion all'Osteria del Biliardo, ciarlavamo dall'alto di una sedia, e abbiamo provato una piccola, umile, beatificante sensazione. Loro sono tanti e hanno tutto. A noi non ci hanno lasciato un cazzo. 
Però non siamo soli. 
E non molliamo.
Grazie, Antitempo!