Ieri abbiamo partecipato ai festeggiamenti del Capodanno Cinese nella nostra Chinatown milanese, via Paolo Sarpi. In realtà, vi avevo sempre partecipato, ma il sindaco precedente aveva combinata una tale frittata che i cinesi la parata non l'hanno più fatta fino a quest'anno.
Al bentornato Dragone, coi Cani o Leoni che siano, colle Lanterne Volanti, e le signorine coll'ombrellino, aggiungo un cruccio.
Ho saputo che il personale della Fabbrica del Vapore, alle 18:45 di ieri, è uscito nel cortile a intimare in malo modo ai ritardatari di smettere di accendere lanterne volanti. I cinesi rimanenti avevano ancora poche lanterne, il permesso è vero che era fino alle 18:30, ma le lanterne erano davvero poche e invece molto importante è questa tradizione per i cinesi. Insomma, fatto sta che il personale ha stracciato le lanterne dei festaioli, mandandone in furia uno (trattenuto fortunatamente dai suoi compagni). Poi il suddetto personale ha chiamato i ghisa (forse avevano paura della furia di Chen).
Insomma, il Capodanno Cinese finché fa pubblicità alla Fabbrica del Vapore è bello e segna l'integrazione, ma un quarto d'ora di troppo rompe i coglioni e allora fuori dalle palle. Questo è il senso dell'integrazione, del la compartecipazione alle tradizioni, dell'incontro?
Non so se questo sarà l'anno del Serpente o l'anno del Biscione, se il Papa abdica per lasciare il posto al Cavaliere, ma una cosa la vorrei per l'anno che viene: che certa gente di merda imparasse a stare al mondo.
lunedì 11 febbraio 2013
martedì 5 febbraio 2013
XI° : Non parlare di politica a tavola
Intraprendere un percorso di realizzazione personale implica, lungo questa via impervia, di incappare in ostacoli che ci guasteranno l'umore. Quindi, nel caso mio personalissimo, capita che sulla scala laboriosa che passa tra la mia infanzia e lo scrivere libri, raccontare storie, io attraversi questioni quotidiane, tipo un lavoro di sussistenza, il contratto luce/gas, il mal di testa, e questioni più rare o sporadiche, quali i lutti o le elezioni.
Esprimere il proprio diritto di voto con una scelta tra opzioni sgradite e sgradevoli, significa per me non rispettare i propri diritti. Nella vita ho fatto sempre scelte di stomaco e di cuore, a costo di compiere pure quello meno furbe o meno intelligenti. Il fatto che io non abbia ancora oggi un lavoro stabile e sicuro è indicativo di quanto perseguire la Via della Scrittura sia un gesto stupido agli occhi dei più. Compiere scelte con lo stomaco e con il cuore ha fatto sì che io oggi mi senta realizzato, seppure ancora parzialmente, anche sul piano sentimentale.
E ieri sera ho capito, grazie a Giulia, due cose: la prima è che non si parla di politica a tavola; la seconda, è che qualsiasi voto intelligente segue dei percorsi talmente stupidi da risultare ancora più stupido. A fronte di una sinistra disgustosa, non serve votare una destra imbarazzante; e in opposizione a una destra imbarazzante, non ci si può affidare comunque a un centro-sinistra disgustoso.
E ancora: perché se ho la barba mi si crede di sinistra, e per il lavoro che faccio mi si crede di destra? Io sono, e sono sempre stato, anarchico. Al massimo, socialista utopico come Morris. E se dovessi dimostrare le mie simpatie partitiche attuali, scontenterei tutti, perché in nessuno vedo un bene per me e per chi mi sta accanto.
E dunque ho deciso. Che non userò il cervello, nessun ragionamento, perché con gli stupidi e i disonesti è inutile ragionare: utilizzerò quelle categorie di giudizio che mi han portato fin qui, stomaco e cuore, per rispetto di me stesso e delle persone che amo.
E non farò una X in un cerchio. Cerchierò una A.
Esprimere il proprio diritto di voto con una scelta tra opzioni sgradite e sgradevoli, significa per me non rispettare i propri diritti. Nella vita ho fatto sempre scelte di stomaco e di cuore, a costo di compiere pure quello meno furbe o meno intelligenti. Il fatto che io non abbia ancora oggi un lavoro stabile e sicuro è indicativo di quanto perseguire la Via della Scrittura sia un gesto stupido agli occhi dei più. Compiere scelte con lo stomaco e con il cuore ha fatto sì che io oggi mi senta realizzato, seppure ancora parzialmente, anche sul piano sentimentale.
E ieri sera ho capito, grazie a Giulia, due cose: la prima è che non si parla di politica a tavola; la seconda, è che qualsiasi voto intelligente segue dei percorsi talmente stupidi da risultare ancora più stupido. A fronte di una sinistra disgustosa, non serve votare una destra imbarazzante; e in opposizione a una destra imbarazzante, non ci si può affidare comunque a un centro-sinistra disgustoso.
E ancora: perché se ho la barba mi si crede di sinistra, e per il lavoro che faccio mi si crede di destra? Io sono, e sono sempre stato, anarchico. Al massimo, socialista utopico come Morris. E se dovessi dimostrare le mie simpatie partitiche attuali, scontenterei tutti, perché in nessuno vedo un bene per me e per chi mi sta accanto.
E dunque ho deciso. Che non userò il cervello, nessun ragionamento, perché con gli stupidi e i disonesti è inutile ragionare: utilizzerò quelle categorie di giudizio che mi han portato fin qui, stomaco e cuore, per rispetto di me stesso e delle persone che amo.
E non farò una X in un cerchio. Cerchierò una A.
martedì 22 gennaio 2013
Vota Merda.
E' che io al mattino cammino per un quarto d'ora e penso, prima di arrivare al furgone. E le cose che penso sono cose che vorrei dire ma tengo per me perché la virtù del samurai è il silenzio, ma a volte forse è meglio spurgarle. E allora vorrei andare dalle persone e dirglielo.
Vorrei dirti che la pornografia che fa scandalo è persistere nell'umiliazione sensazionalistica di una persona che invece avrebbe bisogno d'aiuto, come la Tommasi, e invece ti fa piacere deridere o indicare col dito senza renderti conto che a fare schifo sei tu.
Vorrei dirti che tutta l'attenzione mediatica e politica ai diritti degli omosessuali è il fatale indice dell'omofobia della tua società.
Vorrei dirti che tuo figlio può anche crescere secondo il regime alimentare più sano del pianeta, dal vegetarianesimo al prodotto biologico alla ricercatezza gastronomica, ma sempre l'aria mefitica di Milano si respira, sempre sul cemento appoggia il culo.
Vorrei dirti che se tua figlia lavora all'estero non è un merito, che il merito sarebbe se ce l'avessero chiamata, e invece non ha fatto molto di più di quei poveracci che mollavano casa con una valigia di cartone per cercar fortuna altrove. La differenza è che tu le hai preso un trolley, un biglietto aereo, una saccata di piccioli, e ora vanti quel che invece dovrebbe amareggiarti.
Vorrei dirti che io voglio scriverli, i libri, e non venderli, per venderli chiama qualcun altro, a me non me ne frega niente, io voglio scriverli e pubblicarli e poi venderli li venda il venditore di libri, è una questione di ruoli, non è che chiami un cuoco e poi lo metti alla cassa, lo metti in cucina, no?
Vorrei dirti che i gusti puoi averli anche personali, che non è peccato dire che un regista è noioso per quanto geniale sia, e un altro è divertente per quanto di genere sia. Alla gente piace quello che si dice piaccia alla gente, e ha ragione Pandiani, si celebra lo stereotipo, forse perché è difficile e impegnativo apprezzare qualcosa di originale, se poi non piace agli altri cosa fai, il diverso?
Vorrei dirti che non hai recensito il mio libro, che non l'hai neanche letto, ma m'hai chiesto un'intervista in cui fingi che ci siamo incontrati dal vivo e abbiamo bevuto insieme. Ma questa si dice da sola.
Vorrei ricordarti che hai fatto delle promesse e non le hai mantenute, così che lo spazio sotto la Biblioteca è ancora vuoto e magari il mio amico Leo si sente preso per il culo e tradito dalla burocrazia politica.
Vorrei dirti che se facessi bene il tuo lavoro faciliteresti molto il mio.
Vorrei dirti di votare Merda. Tanto ha già vinto.
Vorrei dirti che la pornografia che fa scandalo è persistere nell'umiliazione sensazionalistica di una persona che invece avrebbe bisogno d'aiuto, come la Tommasi, e invece ti fa piacere deridere o indicare col dito senza renderti conto che a fare schifo sei tu.
Vorrei dirti che tutta l'attenzione mediatica e politica ai diritti degli omosessuali è il fatale indice dell'omofobia della tua società.
Vorrei dirti che tuo figlio può anche crescere secondo il regime alimentare più sano del pianeta, dal vegetarianesimo al prodotto biologico alla ricercatezza gastronomica, ma sempre l'aria mefitica di Milano si respira, sempre sul cemento appoggia il culo.
Vorrei dirti che se tua figlia lavora all'estero non è un merito, che il merito sarebbe se ce l'avessero chiamata, e invece non ha fatto molto di più di quei poveracci che mollavano casa con una valigia di cartone per cercar fortuna altrove. La differenza è che tu le hai preso un trolley, un biglietto aereo, una saccata di piccioli, e ora vanti quel che invece dovrebbe amareggiarti.
Vorrei dirti che io voglio scriverli, i libri, e non venderli, per venderli chiama qualcun altro, a me non me ne frega niente, io voglio scriverli e pubblicarli e poi venderli li venda il venditore di libri, è una questione di ruoli, non è che chiami un cuoco e poi lo metti alla cassa, lo metti in cucina, no?
Vorrei dirti che i gusti puoi averli anche personali, che non è peccato dire che un regista è noioso per quanto geniale sia, e un altro è divertente per quanto di genere sia. Alla gente piace quello che si dice piaccia alla gente, e ha ragione Pandiani, si celebra lo stereotipo, forse perché è difficile e impegnativo apprezzare qualcosa di originale, se poi non piace agli altri cosa fai, il diverso?
Vorrei dirti che non hai recensito il mio libro, che non l'hai neanche letto, ma m'hai chiesto un'intervista in cui fingi che ci siamo incontrati dal vivo e abbiamo bevuto insieme. Ma questa si dice da sola.
Vorrei ricordarti che hai fatto delle promesse e non le hai mantenute, così che lo spazio sotto la Biblioteca è ancora vuoto e magari il mio amico Leo si sente preso per il culo e tradito dalla burocrazia politica.
Vorrei dirti che se facessi bene il tuo lavoro faciliteresti molto il mio.
Vorrei dirti di votare Merda. Tanto ha già vinto.
lunedì 31 dicembre 2012
Duemiladodici
Riponendo nell'archivio
il fascicolo 2012, compilo l'etichetta col sommario di quest'anno che
è stato la fine del mondo.
- Conoscenza topografica del complesso ospedaliero di Niguarda molto più definita. Da questa esperienza traggo l'insegnamento che pochissimi fanno bene il proprio lavoro, anche se il proprio lavoro è la pelle della gente. Per fortuna alcuni medici sono ancora fedeli ad Ippocrate. Ringrazio questi.
- Vaneggianti teorie di traiettorie esistenziali suggerite dal giuoco del Biliardo. Da questa esperienza traggo l'insegnamento che chi ci scommette tutto, sul proprio lavoro, riesce a farlo bene: e ho guadagnato degli amici, all'Osteria del Biliardo.
- Ipotesi sulla fine del buon Rapporto con un vecchio amico. Mi è dispiaciuto dell'incidente in moto di suo figlio che gli ha impedito di venire al Milano Calibro Noir, posso comprendere che sia stato, dopo, un anno di tensioni psicologiche. Mi dispiace anche delle variopinte voci che circolano sul suo conto nell'ambiente, perché mi piace credere che lui sia sempre stato in buona fede, che i soldi che ha chiesto agli autori per pubblicare siano stati un fraintendimento, che i debiti che ha aperti con la mia editrice verranno onorati. Ma non posso chiedergli di stargli simpatico: è che avrei voluto capire perché.
- Insegnamenti tratti dal Mal Comune di Milano. Ad esempio, ho imparato l'incompetenza, la teoria del “sepaghifaiquellochevuoibastachepaghi”, la superficialità, l'incoerenza, la teoria del “perrisolvereiproblemiaumentolespesedichipagaperriempireibuchidichicontinuaanonpagare”. Grazie Milano, mi hai riempito di rancore.
- Contratti Editoriali. Ne ho firmati 3, quest'anno. Con Eclissi per Lapidi, con MilanoNera per Milano Corri o Muori, con Fratelli Frilli per il libro a tre penne ideato da Luca Crovi che uscirà a Marzo Aprile 2013. Ho imparato a scrivere in tre, appunto, con Andrea Ferrari e Riccardo Besola. Ho trattato con diversi editori. Ho capito che non voglio fare il professionista della scrittura perché mi piace considerarmi un artista. Insomma, la mia gavetta prosegue. Passo dopo passo, con onestà, però, e senza mai barare. Senza nepotismi. Solo con la qualità di quello che scrivo, e come. Non mi sento ancora realizzato, ma comincio a non sentirmi troppo fallito. Come disse l'asino sudato al maiale che lo derideva per la fatica che faceva: “Ma tu non sei lo stesso dell'anno scorso...”. Io, asino, sono qui da cinque anni, ormai.
- Scheda Elettorale. La metto in archivio, perché non credo di utilizzarla.
E' stato un anno
difficile, duro, pesante, ma anche denso di emozioni, pieno di mani
amiche, di sorrisi, di progetti, un anno in cui ho convissuto
felicemente, e sono contento di essere qui a poterne tirare le somme.
Domani è il 2013, andiamo a vedere come sarà... io sarò
Inadeguabile.
lunedì 26 novembre 2012
Genetliaco
Ieri era il giorno del mio compleanno. Una giornata grigia, stanca, mi sono svegliato con il mal di testa da mistura alcolica, e non avevo nemmeno bevuto tanto, sabato sera, solo vario. Sono andato a messa, e come al solito ho dubitato un po' degli uomini, ma non di Dio. Il rancore ha cominciato a consumare il mio stomaco da subito, per varie ragioni che non sto qui a elencare. Anzi, ho cercato di accantonarlo, almeno nel giorno del mio compleanno. Era la giornata contro la violenza sulle donne, era la giornata delle primarie del circo democratico, era la giornata dei frati di sailrazzo dove, ed era il giorno del mio compleanno. Per me, assieme alla prima, ma egoisticamente un po' più della prima, l'importante era questo.
Un compleanno di domenica, dovrebbe essere una figata: una giornata che puoi dedicare completamente a te stesso e alle cose che ami fare. Non è andata propriamente così, ma bisogna pure sapersi accontentare: valicare anche questa giornata insieme a Giulia, ad esempio, l'ha resa una bella giornata anche nei momenti più malinconici.
Ho scoperto varie cose, però.
Un compleanno di domenica, dovrebbe essere una figata: una giornata che puoi dedicare completamente a te stesso e alle cose che ami fare. Non è andata propriamente così, ma bisogna pure sapersi accontentare: valicare anche questa giornata insieme a Giulia, ad esempio, l'ha resa una bella giornata anche nei momenti più malinconici.
Ho scoperto varie cose, però.
- Se non lo segni su Facebook, il tuo compleanno non esiste.
- Se non ti piace John Lennon e per dieci minuti resuscita per donare al mondo una canzone nuova che ha scritto nell'aldilà, comunque ti rompe i coglioni.
- Le persone più prossime spesso sono le più distanti. Grazie.
- La Brigata Camporosso è sfasciata, sparsa, indaffarata, ma resta unita.
- Il suono diventa musica o frastuono a seconda non dell'orecchio che lo ascolta, ma dell'occhio di chi lo guarda.
- Il vino bianco mi è letale: non ne berrò mai più. Chiedo scusa all'impianto fognario milanese.
- Dovrebbero farteli studiare a scuola, i Queen, ecco.
- Un certo progetto a tre ha chiuso un contratto e presto lo potrete leggere.
- Nessuno mi ha regalato i libri che non ho comprato pensando che qualcuno me li avrebbe sicuramente regalati.
- Qualcuno mi ha regalato il Kindle, però, col cioccolato Kinder.
- Ho ritrovato un punto che avevo scritto per il Manifesto: lo troverete in fondo al manifesto.
Oggi è cominciata una nuova settimana e per me comincia un nuovo anno. Nel flusso, nulla cambia, ma evolve, il presente è un continuo tra il passato e il futuro.
Io sono contento di partecipare a questo continuo. Con tutti quelli che ne fanno parte.
mercoledì 17 ottobre 2012
Dal nostro corrispondente A. Brandelli
L'Inadeguabile B. e la rivoluzione intima del rifiuto.
Sono l'Inadeguabile B.
Vi ricordate i Wu Ming? Ecco loro sono tanti e famosi e hanno i numeri. Wu Ming 1, Wu Ming 2 e così via.
Noi Inadeguabili siamo pochi e ignoti, quindi non possiamo servirci dello stesso artificio numerico. Per semplificarvi la vita abbiamo optato per le lettere. Essendo un movimento basato sulle parole poi, credo che cas
chino a pennello. Insomma, per farla breve, Se andassimo in ordine alfabetico io sarei l'Inadeguabile A. e Francesco l'Inadeguabile B., ma date le mie chiare rimostranze di stampo calcistico, non ci è parso giusto denotarci con una A. e una B. previo scontro di almeno trenta giornate in un girone all'italiana con andata e ritorno. Francesco la domenica spesso lavora e io sono azzoppato, per ciò abbiamo pensato di usare le lettere dei nomi. Io sareicomunque stato l'Inadeguabile A. e Francesco l'inadeguabile F. . Chiaro e limpido, ma ambiguo. Io la serie A. non l'ho mai fatta. Ergo, ho optato per le iniziali dei nostri cognomi, io sarei l'Inadeguabile F. e lui l'inadeguabile G. . Fine della partita? Manco per il C. . Quanti conoscono davvero il mio cognome reale? Pochini. Quindi dopo lunghe ed intense elucubrazioni abbiamo deciso di adottare la regola del cognome d'arte per me e del come vuole per Francesco.
Io sono l'Inadeguabile B. lui è l'Inadeguabile dalla D. alla Z. secondo le intemperie e le molteplicità dei suoi personaggi. Perché l'Inadeguafile M. è il duca bianco della letteratura contemporanea.
Ciò detto, vengo al punto.
Il rifiuto è rivoluzionario e democratico. E' l'espressione più consapevole della propria potenza verso l'altro inteso come individuo e verso l'altro inteso come come tutto ciò che è esterno al nostro io. L'ambiente, l'economia, la letteratura, il calcio, la musica, l'arte in genere e il caffé americano (unica cosa altra alla quale non riesco a dire no.).
Il no è come dicevo quanto di più intimo e pubblico al tempo stesso, qualcosa di contemplato, di motivato e di definitivo.
Un no incide su una vita molto di più di mille si mal detti, masticati facendo buon viso a cattivo gioco, e maledetti appena usciti dalla nostra bocca.
Il no impegna più del si. Il si è cangiante, menzognero per antonomasia, denota disinteresse e opportunismo nella maggior parte dei casi. Il no invece è tagliente, definitivo, ti obbliga a prendere una posizione e a mantenerla. Il no valorizza il si. Se hai un buon rapporto con il tuo no, il tuo si sarà salvifico, vitale e mai reazionario.
Ho imparato a dire no a sedici anni, e per molto tempo mi sono sentito un guerrigliero metropolitano della presa di posizione. Un barricadero del rifiuto, personale, della privazione a volte, ma con lo sguardo pieno del vuoto che mi creavo attorno.
Poi ho iniziato a piegare il capo troppo spesso. Ho detto troppi si. Ho mantenuto molti di questi si e ho faticato, ritrovandomi parte di un tutto che non valeva niente per me.
Ora è tornato il momento del no.
C'è aria di rivoluzione in giro e io dico no. Intimamente, privatamente, ma con fermezza.
L'Inadeguabile B. non rifiuta a prescindere, ma prescinde dal non rifiutare mai.
Inadeguabile sempre,
Andrea Ferrari
martedì 2 ottobre 2012
Parole
GIBILE' - dialettale, milanese: giubileo, casino. Da qui, il maxi evento organizzato all'Osteria del Biliardo anche da gallone. Un mercatino dell'autoproduzione e del recupero, storie per bambini, laboratori, GGTarantola coi suoi quadri, anziani alle stecche o alle carte, genitori allo sbaraglio. Abbiamo unito Affori e parecchia Milano nello stesso cortile, senza bandiere, solo bicchiere. Abbiamo riunito le generazioni.
BILIARDO - 1 Gioco in cui biglie d'avorio vengono colpite con stecche o spinte con le mani su un apposito tavolo e secondo particolari regole 2 Locale in cui si gioca a biliardo 3 Filosofia esistenziale fondata sulle imprevedibili traiettorie del destino e sull'audacia come via per ottenere il castello.
ARS GRATIA ARTIS - ovvero, perché lo fai, Inadeguabile gallone? Lo faccio perché lo farei anche se mi legassero, perché mi viene da farlo ovunque, perché lo antepongo anche al lavoro e quindi per assimilazione anche al denaro, lo faccio perché mi piace di più pensare a fare cose belle che alle cose brutte che ho da fare, lo faccio perché è una maniera di moltiplicare la realtà, di moltiplicare la percezione, lo faccio perché mi misura con me stesso, lo faccio perché è il mio modo di viaggiare, lo faccio perché ho sempre sognato di farlo e farlo ora è come vivere in un sogno, lo faccio perché ci sono delle persone che ora aspettano io lo faccia, lo faccio perché lui vuole che io lo faccia, e se fosse possibile viverne, farei solo quello, e se mi pagassero per farlo, prenderei i soldi finché non cercherebbero di comprarmi. Ma sono solo un artista che non sa vendersi.
SOLLIEVO - Eliminare la zavorra dal bagaglio durante il proprio percorso.
BILIARDO - 1 Gioco in cui biglie d'avorio vengono colpite con stecche o spinte con le mani su un apposito tavolo e secondo particolari regole 2 Locale in cui si gioca a biliardo 3 Filosofia esistenziale fondata sulle imprevedibili traiettorie del destino e sull'audacia come via per ottenere il castello.
ARS GRATIA ARTIS - ovvero, perché lo fai, Inadeguabile gallone? Lo faccio perché lo farei anche se mi legassero, perché mi viene da farlo ovunque, perché lo antepongo anche al lavoro e quindi per assimilazione anche al denaro, lo faccio perché mi piace di più pensare a fare cose belle che alle cose brutte che ho da fare, lo faccio perché è una maniera di moltiplicare la realtà, di moltiplicare la percezione, lo faccio perché mi misura con me stesso, lo faccio perché è il mio modo di viaggiare, lo faccio perché ho sempre sognato di farlo e farlo ora è come vivere in un sogno, lo faccio perché ci sono delle persone che ora aspettano io lo faccia, lo faccio perché lui vuole che io lo faccia, e se fosse possibile viverne, farei solo quello, e se mi pagassero per farlo, prenderei i soldi finché non cercherebbero di comprarmi. Ma sono solo un artista che non sa vendersi.
SOLLIEVO - Eliminare la zavorra dal bagaglio durante il proprio percorso.
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