lunedì 4 luglio 2011

L'inadeguabile exposizione della letteratura crescente, ovvero la metafora del cefalo al mercato del pesce. Un classico, quindi freschissima.

Il mercato è saturo. E paradossalmente è la crisi ad avere permesso questo. Le proposte editoriali sono assolutamente sovrastimate per il consumo parco di beni librari, quindi in un profluvio di sconti e ribassi, si accatastano montagne di libri, punte di iceberg cartacei in attesa di infilarsi nel tablet svuotatore di magazzini. Il tablet è un magazziniere perfetto, non sporca, non mangia e se si mette in malattia te ne ridanno uno uguale, ma più cortese. Tutto questo panegirico per dire che la letteratura cresce. Cresce, si accoppia, s'imparente, s'imbastardisce e diviene giungla. Cioè, se parliamo di letteratura cartacea, il processo è inverso, parte giungla e diviene legge del più forte. In qualunque caso, la letteratura cresce, e si fa sovrabbondante, dovremmo metterla a dieta. I tablet però sono some le cyclette. Un ciccione sulla cyclette è solo un ciccione sulla cyclette se non è supportato da una dieta piena di contenuti. Noi inadeguabili ingrassiamo la letteratura, ma lo facciamo in modo biologico, filiera corta e trasporto a mano. La sovrabbondanza non è sempre negativa, perché dopo la dieta quel che resta è l'opportunità. Gli inadeguabili sono opportuno. Non opportunisti. La metafora ittica, di quissopra, esprime il nostro inadeguabile rapporto con il mercato. Il cefalo è un classico, quindi in concordanza con il post quassotto è freschissimo. Mica vendiamo pesce marcio. Di quello è piena piazza Minniti al quartiere Isola. Il cefalo degli inadeguabili lo si trova in luoghi dove il profumo di carta è romantico, neoclassico e futuribile. L'inadeguabile scrive, pubblica e se non pubblica mette in pubblico. Il pubblico è decisamente meglio del privato, e Maradonaèmmegli'ePelè! Tiè!

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